domenica 25 giugno 2017

...Sguardi, passi falsi, ritratti, capodanni... (I miei anni 90)

Scrivo il post in ritardo ma credo che sia il momento giusto per qualcosa di leggero, perché avrei tante cose di cui aggiornarvi, ma rimanderò al prossimo appuntamento.
Si tratta del gioco lanciato dal blogger più famoso dell'Internet, MikiMoz, che a me è stato passato dal buon Riccardo. In teoria dovrei parlarvi dei miei anni 90, ma siccome il post sarebbe del tipo "ero nata da poco, fine" mi è stata concessa una deroga con la possibilità di spostarmi di un decennio.

Vi avviso subito che scoprirete probabilmente cose molto imbarazzanti di me, leggendomi.

Musica
In quegli anni ero ancora piuttosto piccola ma è proprio in quel momento che nasce il mio amore profondissimo per Tiziano. Ero ancora alle elementari e per ascoltarlo mi chiudevo a chiave nella cameretta per non farmi beccare da mia sorella grande, perché il primissimo CD e lo stereo erano suoi. Ero proprio già ossessionata da quel disco, lo ascoltavo ogni giorno e quando poi ho scoperto che Rosso Relativo aveva dentro il mio nome...
Siccome quelle prime canzoni erano molto ballabili ci costruivo sopra anche delle coreografie da far paura, che se mi mettessi adesso a ripeterle Shakira levati proprio. Il pallino del ballo mi rimase per moltissimi anni, mi ero anche iscritta a scuola, ma ero troppo timida per continuarlo così abbandonai ancora prima del primo saggio, proprio la lezione dopo quella in cui erano arrivate le scarpette.
Tiziano comunque non era l'unico che ascoltavo. Nel decennio 2000-2010 c'era ancora Max Pezzali come piaceva a me, in particolar modo ricordo che mi ero affezionata parecchio a "Lo strano percorso". Poi c'erano i canali musicali che mi sciroppavo dalla mattina alla sera, in cui passava di tutto tipo gente che penso di conoscere solo io (ad esempio loro o loro), e la cosa terrificante è che dopo anni me li ricordo pure...
Nel 2010 avevo 17 anni ed anche in quel periodo (in realtà poco prima) c'è stato una imbarazzante pagina di vita in cui ascoltavo canzoni da truzzi e musica neo-melodica, testi contraddistinti, questi, dalla presenza imprescindibile di qualcuno o che parlava al telefono o che veniva tradito/tradiva e chiedeva perdono.
Che cosa raccapricciante.

Cinema
Al cinema ci andavo e ci vado ancora oggi poco. Non perché non mi piacesse/piaccia, ma perché quando uscivo preferivo stare altrove con le mie amiche. Ricordo di esserci andata sicuramente per vedere This is it, il film su Michael Jackson's, che la sala era semi vuota e che mia sorella imitava l'urletto che faceva lui durante i balletti scatenando le risate dei pochi presenti.
Ho anche un raccapricciante ricordo di quando mi sono lasciata convincere ad andare a vedere Amore 14, il film di Moccia. Una cosa terribile, veramente. Mi ha spaventato più quello che Paranormal Activity, il quale invece è stato una delusione pazzesca. Per continuare il tour dell'orrore sarei dovuta andare a vedere anche "Ho voglia di te", ma mi salvò il fatto che sono una persona orribile.
Comunque, ricordi di film più piacevoli li ho legati al fatto che c'è stato un periodo in cui mio padre portava spesso mia sorella minore e me a guardare i cartoni. Avevo 10 anni, guardavamo "Koda fratello orso", era bello ma non lo era quel momento della mia vita, nella mia famiglia.

Film
Di film non ho ricordi in particolare. Anzi, ne ho uno e me ne vergogno. Sopra ho parlato male e con raccapriccio dei film di Moccia perché ero più cresciutella ed avevo messo su coscienza, ma la verità è che appena uscito mi ero innamorata follemente di "Tre metri sopra il cielo". Lo so, lo so, lo so. Non mi guarderete più con gli stessi occhi, ma mettetevi nei miei panni. Avevo 11 anni ed ero alle prese con le primissime cottarelle. Tutte sognavano il tipo maledetto e tenebroso come Step, che ti ruba il cuore e fa lo stronzo. Col senno di poi, crescendo, ho capito che ai tipi così io posso solo spaccare la faccia ed i denti.
Comunque, accantonata la parentesi imbarazzante, mi sono ben presto innamorata dei film horror/splatter. Ma purtroppo non ne ho ancora trovato uno degno di nota.

Fumetti e letture/Libri
Fumetti nulla ma letture a go-go. Ho sempre amato leggere, da quando ho imparato a farlo. Mi sono presto innamorata di Piccole donne e Piccole donne crescono, ma spaziavo su qualsiasi cosa. Alternavo racconti prettamente per ragazzi a letture più impegnative come thriller, horror, biografie.
Insomma, non avrei modo di stilare una lista completa perché sarebbe parecchio lunga, ma questo era l'andamento, insomma.

Giochi
Siccome fino a buona parte degli anni 2000 ero una ragazzina (direi quasi viziata data la mole di cose che mi concedevano i miei genitori) di giochi ne avevo tantissimissimi. Non amavo le bambole e prediligevo cose più creative o giochi all'aperto, ma ricordo che adoravo questa, regalo generosissimo di mio cognato e mia sorella i quali mi hanno regalato anche un bellissimo computer -da bambini- dell'Oregon Scientific, con cui imparavo la matematica, l'inglese, ecc. Mi è durato in ottime condizioni finché non lo hanno intercettato i miei nipotini. Poi adoravo con tutto il cuore i giochi in scatola della Sapientino: avevo quello stile piccolo chimico, quello di botanica e così via. E' una passione che ho trasferito anche ai nipotini che hanno ricevuto queste meraviglie a bizzeffe (anche per la mia gioia, eheh).
In assoluto il mio preferito era Bobby, ovviamente, il mio cane bellissimo di peluche.

Videogames
Sono sempre stata attratta dalla tecnologia, tanto per quanto riguarda i telefoni, tanto per tutto il resto. Quindi, nonostante le mie coetanee fossero poco interessate a queste cose, io alla promozione a pieni voti alle medie, mi feci regalare la Playstation 2 dal mio generoso papà. Ci giocavo spesso, mi arrabbiavo e diventavo pazza, quindi la spegnevo e la maledivo. Avevo giochi vari, mi ricordo in particolare Rayman ed il gioco costosissimo del Wrestling, forse del 2006. Potrei cercarlo ma sarebbe un lungo lavoro. La consolle, comunque, l'ho abbandonata dopo un po' e quindi è ancora nuovissima nel mio salone. E' successo lo stesso con la Wii, anche se in questo caso un giorno papà è tornato a casa e ci disse, di sua volontà, "guardate che vi ho comprato!".

Televisione
A palla proprio. Guardavo molti cartoni da piccola e poi quei programmi adolescenziali che mandavano in onda su Disney Channel. Era in assoluto il canale più gettonato in quegli anni, da me e dai miei amici, insieme a Cartoon Network, in cui mandavano cartoni animati più che diseducativi (tipo Mucca e Pollo). A parte quelli, crescendo non ho avuto attenzioni particolari per un programma piuttosto che per un altro. Comunque non ho mai guardato Uomini e Donne ed affini.

Look
La moda continua ad interessarmi molto poco. Non ho mai avuto uno stile particolare. Verso gli anni delle superiori ho cominciato a capire che ho dei gusti semplici e che amo le cose strette e non quelle che scendono morbide. Comunque in quegli anni ricordo rilevante è stato il colore dei miei capelli. Non ho mai fatto tinte ed affini, perché ho un colore che mi piace molto, ma per un periodo di tempo ho tenuto le extension colorate. La mia colleziona vanta(va) le seguenti tonalità: rosa, bianco, rosso, blu, viola (molto viola). Non tutti insieme comunque, eh ^.^

Life
Qui potrei spaziare molto, anche troppo. In ordine cronologico potrei dire:
tanta aria aperta, arrampicamenti vari e pericolosi (come vi avevo detto), la compagnia di moltissimi animali (cani in primis, incominciando dalla mia bellissima Laika che è con noi da quando ero bambina ma anche un pony che papà mi regalò anche se io ho sempre avuto paura dei cavalli. Comunque lo trattavo amorevolmente, avevo imparato ad avvicinarmici anche tranquillamente e quando non potemmo più prendercene cura lo regalammo ad una famiglia) e delle mie amiche di infanzia che abitavano vicino a me. Poi le prime uscite nella piazza del paese, le compagnia immense che si sono perse per strada, la scuola superiore che mi piaceva tantissimo e gli studi, i primi passi verso il diventare adulti. Le prime delusioni, le volte in cui credevo che il mio cuore si fosse spezzato ed invece ero solo troppo piccola per capire la verità.

Ricordo dell'epoca
Ne metto due in uno.
In primo luogo, ovviamente, parte delle mie agendine ed i miei diari. Come detto più volte ho sempre scritto e collezionato le mie parole e le mie esperienze nero su bianco. Lo faccio ancora ora e credo che non smetterò col tempo. Sono dei ricordi importantissimi.
Il secondo è il mio telefono bellissimo. L'ho usato per anni, dal Novembre del 2007 fino al primo anno di Università (anche se qui usavo anche il BlackBerry per motivi logistici) . E' ancora in ottime condizioni ed è rimasto come l'ultima volta che l'ho usato. E' un ricordo importante perché dentro c'è di tutto. Tutti i miei ricordi di quegli anni venivano sistematicamente annotati anche nelle note di quel telefono. Non l'ho mai più riacceso perché non ci sono cose che ho bisogno di rivedere, ma è comunque nel mio cassetto e volendo è ancora utilizzabile come nuovo.

Insomma, si conclude qui il mio giro turistico nel decennio della mia adolescenza.
Ringrazio Riccardo per questo gioco e chi ha voluto leggere il mio post super lungo. Per quanto riguarda le persone da nominare decido di derogare e di farlo fare a chiunque ne abbia voglia liberamente. 

Una buona giornata, a chi non è come neve...


giovedì 15 giugno 2017

C'era qualcosa, qualcosa che...

E' il modo in cui mi stringe le mani....

Era tanto tempo che non passavamo la notte insieme. Troppo.
Dopo tante notti, troppe, mi dorme accanto.

Fa caldissimo, insopportabile, è pieno di zanzare. Ma non importa per niente.
Lui dorme alla mia destra, al lato del muro. Non è la regola ma quando siamo qui dormiamo così.

Il suo petto è contro la mia schiena, il suo braccio sinistro è sotto al mio collo, ci passa oltre e la mano si abbandona sul cuscino. Il suo braccio destro è sul mio addome, leggermente sul seno e di nuovo anche quello si abbandona oltre il mio corpo, sul cuscino.
La mia mano sinistra è completamente stretta alla sua, quella destra leggermente più morbida sul suo pugno destro.

Non è la posizione più comoda del mondo. Ma il modo in cui mi stringe le mani...
Sento il suo mento affondare tra i miei capelli ed il suo respiro proprio dentro le mie orecchie.
Continuo a stringere la sua mano anche se quasi mi fa male la presa, immaginando di avere le nocche bianche. Probabilmente anche lui pensa che non sia comodissimo.

Però mi dice "spegni la luce, dormiamo così" e si libera un attimo per tornare a stringermi in quel modo perfetto e per baciarmi sulle guance, sulla testa.
Sorrido per tutto il tempo in cui riesco a stare sveglia perché siamo entrambi stanchissimi per motivi diversi, le mie gambe fanno male da morire, ma dormire in quel modo così dolce cancella tutto.

Dalla primissima volta in cui abbiamo condiviso il letto ho sentito che voleva starmi accanto anche così. Quando sono leggermente distante sento sempre il suo braccio stringermi dalla pancia al seno e letteralmente tirarmi contro di se, baciarmi il collo, il viso...
E' una cosa che amo tantissimo.

E' uno dei modi più dolci e veri con cui qualcuno mi abbia mai detto "ti amo".
E comunque tutti gli altri sono ancora di nuovo solo suoi.

Dormire insieme è qualcosa di intimissimo. Una delle cose che più mi manca quando siamo lontani, anche se io amo dormire e farlo comoda e solitamente dividere un lettino in due tecnicamente non lo è.
Però scegliersi anche durante il buio, durante il momento che in teoria si dovrebbe dedicare al proprio riposo è, ancora una volta, un modo in più per dirsi miseimancatocosìtanto.
Forse proprio aver sentito così la mancanza del suo corpo, della sua vicinanza, mi fa adorare tutto questo e forse mi si potrebbe dire, o lo si potrebbe semplicemente pensare in silenzio, che un giorno, quando l'abitudine la farà da padrona, tutto questo mi avrà stancata. Però io non mi stanco così facilmente delle attenzioni, dei contatti, degli sguardi, delle sue mani sul mio corpo. Non mi ci sono sentita quando siamo stati insieme 24 ore su 24 l'estate scorsa, non mi ci sono sentita quando litigavamo furiosamente per nulla e non credo che me ne stancherò neppure quando finalmente avremo eliminato quello che ci tiene distanti senza volerlo.

Adesso il mio letto è di nuovo solo per me ed anche se probabilmente la comodità è migliore, non c'è una notte in cui, prima di chiudere gli occhi, non mi venga spontaneo pensare a quanto lo vorrei accanto.
Però sorrido, finalmente dopo mesi di un certo tipo sorrido, perché prima di quanto immaginiate le -stavolta- sue lenzuola saranno impregnate dal mio profumo. E lo rimarranno probabilmente per un bel po'.

Una buona serata, a chi non è come neve...

venerdì 2 giugno 2017

Mi ricordi che rivivo in tante cose

Mi sembra di scrivere spesso le stesse cose: non riesco a dormire ma muoio di sonno.
La notte bramo sonno in tutte le lingue, pur avendone già parecchio addosso, poi chiudo gli occhi e li devo ri-spalancare l'attimo dopo perché non riesco.
Provo a pensare di non conoscerne il motivo ed invece non è così. E poi la mattina, quando ancora vorrei rotolarmi nelle lenzuola presa dal mondo dei sogni, un nodo alla gola comincia ad urlarmi "non me ne importa niente se hai sonno, svegliati, svegliati!" e quindi mi alzo.
E' la stessa sensazione di paura, emozione e nervosismo che si prova quando si sta per sostenere un esame da lì a qualche ora, o di quando si sta per intraprendere un viaggio tanto atteso, o di quando stai per incontrare il tuo cantante preferito.
Eppure io, per ora, non sto per fare niente di tutto questo.

Comunque stanotte ero alle prese con il solito battibecco col mio cervello (allego foto per farvi gustare il mio senso dell'umorismo notturno) e guardavo il muro della mia stanza.
Screen della mia simpatia notturna
A parte le foto, la bandiera della Roma e i vari cimeli di Tiziano di cui vi ho detto già, le mie pareti sono deliziate da dei carinissimi punti luce. Quelle forme fluorescenti in plastica, di solito stelle o cuori, che si attaccano senza il rischio di tirar via tutto il muro e che piacciono tanto ai bambini.

Beh, piacciono moltissimo anche a me che li ho, manco a dirlo, a tema cielo stellato. Potrei allegare foto anche qui, ma sarebbe impossibile centrarle senza riprendere il resto intorno, quindi usate la fantasia.
Ebbene, notavo deliziata che il buio della mia stanza era interrotto da questi e poi però anche dalle lucine della televisione spenta, da quelle del PC lasciato sulla scrivania e dal favore della luna (o dei lampioni, chissà) che si infiltrava dai buchini della serranda.
Ho pensato che era una bellissima atmosfera, neanche nuova ma diversa.

E poi sentivo in lontananza la musica di qualche locale frequentato da baldi giovani che, a differenza mia, si godono anche l'altra faccia dell'Università fatta di festini, karaoke, discoteche. Mentre pensavo a questo, a quanto fosse bello quel momento ed a quanto forse potesse non dispiacermi essere ancora sveglia, cominciano delle note che riconosco immediatamente.
Perché credetemi, quando si tratta di Tiziano mi basta letteralmente il primo secondo per riconoscerlo.
Mi ha fatto sorridere questo "regalo" del destino e poi però, in un attimo e senza motivo, ho sentito delle piccole perle salate scivolarmi via dagli occhi fino a perdersi sulle guance. Si sono esaurite subito, senza nessuno sfogo.

Perché io conosco molti modi di piangere.
C'è il pianto di gioia che non ha bisogno di essere spiegato. Lo riconosci dal cuore che va a mille, dal sorriso che si spalanca verso il mondo.
C'è il pianto di rabbia, quello che io, per mia indole, provo più spesso. Che mi immobilizza il viso in un'espressione di odio profondo ed in cui le lacrime scappano senza permesso nonostante cerchi di fare forza con una stretta dei denti per evitarle.
C'è il pianto disperato, che è quello che odio più di tutti. Che fa rima col sentirsi traditi, feriti, distrutti. Che quando parte mi fa sembrare una bambina, mi apre il cuore, lo stomaco, mi toglie il respiro e mi fa sentire come se mi stessero rubando ogni volta una parte di me. E' un pianto che ho riservato a pochi, che forse non hanno mai visto neanche i miei genitori se non da piccola, ovviamente.

E poi c'è il pianto di stanotte che non appartiene a nessuna delle precedenti categorie e che non ha portato via nulla. Nessuna espressione, nessun calore da dentro lo stomaco, nessuna tristezza. Solo due, al massimo quattro, lacrimucce perdute per sempre dentro il mio letto.

Forse mi serviva per non esplodere di colpo come è successo invece a Gennaio e Febbraio, forse è stato solo un caso, forse è stato Tiziano.
Comunque alla fine va ed andrà tutto bene (e se non andrà bene non sarà la fine).

Nella mia mente ho un piano (solo a breve termine, però è già qualcosa) e mi fiderò di questo, di me. Devo solo dirlo al nodo in gola che mi tiene sveglia la notte e mi strattona al mattino.

Un buon fine settimana, a chi non è come neve...

lunedì 29 maggio 2017

Su di te un primo piano

Ci sono diversi motivi per cui ho scelto di non mettere la mia foto come immagine del profilo.
Appena ho aperto questo blog (e qui si notano le mie manie di persecuzione) credevo che tutti mi avrebbero riconosciuta; che le persone che conosco sarebbero state tutte là pronte a beccarmi online e leggermi.

Pensavo che rendermi riconoscibile (intendo fisicamente) non avrebbe portato nulla, alla fine, al mio blog. Lo scopo era, è sempre stato e sempre sarà scrivere di me e di quello che sento, non di far dire a chi mi segue "che bella ragazza" o "ho visto di meglio, riprenditi".
Come tutti credo ormai sappiate, l'unico strappo alla regola è avvenuto nel 2013 quando avevo deciso, nonostante la situazione mi fosse per più motivi avversa, di volere le attenzioni di quello screanzato di Maurizio C. così prima ho preparato un post esca per tastare il terreno e quando ho constatato che si, era ormai da tempo che decisamente ricambiava l'infatuazione, ho usato per qualche ora una mia foto come immagine del profilo.

E poi, col tempo e prendendoci la mano, mi sono resa conto che non vedere chi c'è dall'altra parte della tastiera affascina di più che avendo un viso a portata di schermo.
Perché a me diverte molto di più cercare di indovinare lineamenti, colori, fisicità piuttosto che averne la conferma immediata.
Così, ad esempio, sul Rrrromano ho fantasticato parecchio prima che mi ricambiasse l'onore di vederlo. Non potevo ovviamente azzeccare per filo e per segno i suoi tratti però lo immaginavo sicuramente alto, sicuramente con una bella voce e sicuramente con degli occhi bellissimi. E' vero che in qualsiasi caso ormai ero perdutamente innamorata dalla sua mente, ma incontrarlo e constatare che ci avevo preso 3 su 3 è stato anche meglio. Certo è stato forte l'impatto della differenza tra quello che pensavo fosse e quello che era davvero, emozione che probabilmente sarebbe venuta meno nel caso in cui si fosse rivelato già nell'immediato.

Ma immaginare chi c'è dietro non ha a che fare con la potenziale attrazione fisica perché quella è veramente riduttiva. E' cercare di avere come riferimento qualcosa di famigliare per quello che potrebbe diventare un nuovo amico, virtuale si, ma sempre amico.

Con qualcuno di voi ci sono andata spesso vicino, altri invece mi hanno tolto -innocentemente- il gusto di farlo, usando la foto tranquillamente da subito, altri ancora erano decisamente all'opposto rispetto alla mia immaginazione.

E se col viso più o meno puoi avere una conferma prima o poi (magari grazie alle mie doti da stalker seriale), ancora più difficile ma altrettanto affascinante è cercare di dare una voce a chi vedi o a chi ti immagini. Perché io sono parecchio colpita dalle voci e molto spesso hanno condizionato non poco l'attrazione verso potenziali partner (N.B tutto questo prima che incontrassi il Rrrromano, dopo di lui non c'è stato più nessuno, né potenzialmente, né realmente; ha annientato tutti da quel primo abbraccio in stazione).

Il mio ideale è ovviamente rappresentato dal vocione di Tiziano che è pulito, con quella cadenza che c'è e non c'è ma con una potenza che mi entra prima nell'anima e poi nelle orecchie. Quindi lui è decisamente il punto da cui parte la mia fervida immaginazione ed ogni paragone, capirete bene, diventa spessissimo impossibile. Se vi può essere d'aiuto, però, io ho una voce che non definirei proprio bella, magari ascoltabile ma non bella. Quindi se, nel caso femminile, è questo il punto di partenza, siete tutte promosse a pieni voti!

Insomma, grazie alla mia insaziabile curiosità ed alla mia graziosa immaginazione, avete finito tutti e tutte per avere un volto nella mia mente, anche prima che lo aveste eventualmente nella immagine del profilo. Giusto perché sono una brava persona e voglio lasciare a tutti la propria dose di privacy ;-)

Una buona settimana, a chi non è come neve...

venerdì 26 maggio 2017

Appena smetterò di domandarmelo, suppongo

Sto diventando un'accumulatrice compulsiva di post in bozze che Franco tu coi tuoi quadri sulle pareti ti puoi levare solo.

E' che in questi giorni sento il bisogno di scrivere davvero troppo e dovunque per sfogare il tutto ed il niente che ho dentro la mente. Però sembra che questo non mi stia portando a nulla di buono o di positivo ed allora ho deciso di cambiare strategia e che forse, a furia di ignorarmi, mi stancherò e mi lascerò in pace.

Ieri non ho fatto N-I-E-N-T-E. Quello che si dice tempo sprecato. Potrei trovare i lati positivi della cosa.
Ad esempio, non ho faticato (a non fare nulla ho sprecato giusto le calorie per cambiare canale della TV o lavare i piatti) ed ho finalmente ripreso colore. Perché fino a poco prima ero bianca come un lenzuolo, credetemi. Tanto che per un attimo ho fatto fatica a riconoscermi allo specchio.
Ho evitato la pioggia a catinelle che dopo si è abbattuta qui.
Però si, insomma, in realtà possiamo dire che ho perso tempo.

Stamattina il mio umore non era per nulla migliore, ma ho deciso di ignorarmi come detto, e quindi mi sono alzata ed ho lavato i capelli rendendomi conto che finalmente sono più lunghi.
Ebbene si, la prima (ed a quanto pare unica) gioia della mattinata sta nei miei deliziosi boccoli che, poco prima di attorcigliarsi su se stessi come una girandola (quanto sono poetica per i miei capelli?) si divincolano per tutta la lunghezza mostrandomi che sono stati buoni e bravi ed ora arrivano senza fatica a metà seno. Dovrei immortalare il momento o forse no. E no, non li taglierò perché noi donne possiamo sperimentare con le acconciature e siamo fortunate!

Ho chiesto al mio amico di inviarmi gli appunti che mi mancano per cominciare a recuperare la settimana di lezioni mancante sperando di non scocciarlo, anche se lui è sempre gentilissimo con me e nel caso non mi direbbe comunque di no.
Ho fatto la lavatrice, ho programmato la spesa che dovrò fare pomeriggio (sto rischiando la disidratazione, a tal proposito, con l'ultima bottiglia di acqua in frigo) e le pulizie intense e disperate in casa.

In realtà non è nulla di interessante tutto ciò, però è necessario darmi una scrollata da tutto il niente di cui mi sono circondata ultimamente o rischio di impazzire proprio. E se dovrò farlo da sola o con queste piccole cose, poco male, no?

Infine per questo fine settimana e per i due successivi credo non farò nulla di esaltante, anche perché per due su tre di questi sarò qui da sola e quindi al massimo posso aspirare ad uno studio matto ed infinito. Ma chi lo dice che anche quella non sia una compagnia degna?

Mi auguro che i vostri programmi siano un po' migliori dei miei. Magari la prossima volta che ci sentiremo sarà con la liberazione di una delle mie bozze o magari no.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

lunedì 22 maggio 2017

Inclusi quei tre, quattro stronzi infelici

Sabato la pallina gonfia sotto l'ascella -e relativa ricerca su Google- mi avevano avvisata del fatto che o stavo per morire (ma com'è possibile che il motore di ricerca ti porti a pensare che per un colpo di tosse hai probabilmente 30 malattie rare?) o che stavo per soffrire. Ed infatti alle 2 di notte mi sono svegliata con la gola gonfissima ed in fiamme, dolore al petto, aggiungendo durante la giornata mal di testa, mal di schiena, sensazione di avere la testa sott'acqua o dentro una grande bolla di sapone. Però non sono morta.

E' per questo che oggi, invece di essere nella città in cui studio a pranzare per la lezione delle 14 sono sul mio letto a scrivere questo felice ed interessantissimo post.

Alle bolle di sapone ci penso spessissimo.
Penso che se dovessi mai chiudere questo blog e ne volessi aprire un altro, non penserei ovviamente più alle stelle o alla neve, ma alla bolla di sapone.
Penso che tante volte, come stanotte in particolare, mi ci sia sentita io, una bolla di sapone. Penso a come sia facile farle sparire per sempre, basta poggiarci un dito e quelle scoppiano esplodendo in piccolissime e quasi invisibili goccioline di acqua e sapone.
Penso a come sia la stessa bolla di sapone invisibile.

E' facile pensarci spesso, sentircisi spesso.

E poi ieri una frase, una sola frase tra tutte, mi ha come destata da un sonno profondissimo cui mi ero costretta come per istinto di sopravvivenza catapultandomi come per magia verso un mio vecchio post che, manco a dirlo, parlava di esplosioni ma non di bolle di sapone.

Non riporterò la frase in questione, né chi l'ha detta e perché. Che in realtà non era nulla di offensivo, solo una descrizione molto sintetica di un fatto di dominio pubblico che non ho mai nascosto neanche sul blog, anzi.

Vi dirò quello che ho capito io di me, però. Che non ha niente a che fare con nessun altro, se non con me, per cui porto le mani avanti prima dicendo che è tutto solo mio, nessuno può mettere voce in capitolo.
Ho capito che non è possibile che io mi fidi del resto del mondo se per prima sono stata inaffidabile io.
Che probabilmente quando mi faccio i miei film mentali non faccio altro che riflettere sugli altri qualcosa di mio.
Che mi sono sempre sentita nella condizione di giudicare gli altri nascondendo sotto il tappeto, però, la mia stessa polvere.
Che non ho mai pensato di aver sbagliato il fine, o che chi ha ricevuto non lo abbia meritato, ma quelle semplici parole hanno riaperto il sipario su un aspetto che avevo cercato di oscurare perché tutto era andato comunque come doveva: il mezzo ed io soprattutto, siamo stati sbagliati.

Tutto quello che mi resta, adesso, è prendere coscienza di me, smettendola di guardare gli altri che non fanno nulla di male, e smetterla di farli pagare per mie colpe, per i miei, di tradimenti. Migliorare, svegliarmi e crescere. Anche in ordine diverso.


E comunque, per farvi capire l'intensità della mia vita sociale, sono quasi le 13 e solo ora ho parlato con qualcuno per la prima volta nella giornata rendendomi conto che ho perso la voce.

Una buona giornata, a chi non è come neve...


venerdì 19 maggio 2017

Non per volermi odiare, solo per voler volare

Il 2008 è stato, per me, uno di quegli anni duri a morire o da scordare.

Da un lato perché è stato pieno, pieno veramente.
Di cose che non avrei dovuto fare, di cose che mi hanno divertita, di cose che mi hanno cambiata.
Dall'altro perché ci ho riempito quasi un'agendina, quindi pur volendo non potrei proprio perdere le tracce di quel tempo.

Avevo iniziato il secondo, brillante, anno delle superiori e quella classe mi piaceva molto. Era sempre in evoluzione tanto che fino all'ultimo anno è arrivata gente nuova ad occupare i banchi in aula.
Nel corso del 2008 precisamente, invece, sarebbe stato il contrario: se ne sarebbero andati diversi dei miei compagni. Tra cui il ragazzo dagli occhi verdi di cui vi parlo ogni anno che, proprio poco dopo, purtroppo, sarebbe andato via davvero.

C'era un ragazzo che era diventato il mio migliore amico. Ridevamo spessissimo, era seduto di fronte a me insieme a quello che poi, soprattutto all'università, sarebbe diventato uno dei più cari che ho.
Mi trattava sempre bene, voleva quasi proteggermi e mi ricordo che era sempre entusiasta all'idea di mostrarmi quello che faceva.
Un giorno mi disse che era innamorato di me. No, un giorno mi chiese consiglio su una ragazza di cui era innamorato. Mi ricordo benissimo il momento esatto in cui me lo scrisse, ma non ricordo se avevo capito che ero io. Comunque ero io.
Non è mai successo niente tra noi, né i nostri atteggiamenti sono mai cambiati l'uno nei confronti dell'altra. Alla fine dell'anno ha cambiato indirizzo scolastico e non ci siamo più visti neanche in giro. Non lo so perché.

Oggi è sposato da diversi anni.

In realtà c'erano tanti amici che alla fine si sono persi per la strada. No, meglio parlare di "amici". Avevo una compagnia molto vasta che non so perché comprendesse certa gente. Non che io mi ritenessi superiore a loro, ma col senno di poi, fidavi, mi ci sono comportata.

Poi il 2008 è stato il periodo delle cose imbarazzanti.
Avete presente quelle cose che lì per lì ti sembrano essere la fine del mondo? Che ti addormenti felice pensando "Sono troppo avanti!" e poi, tanti anni dopo, dopo aver messo su un po' di coscienza, ti vergogni e vorresti seppellirle manco fosse il cadavere del postino che ti porta le bollette salate da pagare?
Si, ecco. Il 2008 è stato quello. E pensare che è passato poco meno di un decennio da quei giorni infausti.

Ero e sono troppo impulsiva. Volevo fare una cosa e la facevo anche se sapevo me ne sarei pentita come una dannata, perché il mio stomaco ed il mio sangue (vedi inizio post precedente) mi dettava l'ordine di farlo. Per questo rileggendo quelle pagine colorate (che avevo pensato pure di mettere una foto tanto per rendere l'idea ma non ho trovato una pagina che non mi desse la voglia di correre a sotterrarmi) oggi penso no, ma questa non è Paola. Ero drogata, sennò non si spiega.

Però una cosa voglio dirla. Una cosa molto intima che non sono tenuta a scrivere per ovvi motivi, però lo voglio.
In quegli anni (quasi) tutte le ragazzine della mia età erano attratte dall'amore. Inteso come l'atto fisico con il ragazzino di turno. Sembravano tutte delle piccole donne già consapevoli del proprio corpo e del proprio futuro, come se sapessero che essere felici in quel momento sarebbe bastato loro per sempre, anche col senno di poi. Io non ci trovavo, né ci trovo, nulla di male perché vi ho appena detto che io sono fatta di impulso e di istinto.
Però il mio istinto è stato anche di sopravvivenza perché ho sempre avuto paura di giocarmi male quel momento fondamentale della mia vita.
E nonostante poi per qualche anno (di troppo) mi sia accompagnata con la stessa persona portando il prosciutto sugli occhi (e rabbrividendo ora all'idea), non ho mai sentito l'esigenza o la voglia di compiere quel grande passo.

Dubito fortemente che i miei amici attuali -quelli ad esempio conosciuti qui proprio all'università- ci crederebbero se lo raccontassi. Ed è una cosa che mi fa sorridere, perché mi dà l'idea di come l'atto fisico sia dato per scontato, sia considerato imprescindibile e che debba essere fatto necessariamente in un certo periodo della propria vita.
Io ho aspettato di essere matura, nell'età e non solo, di sapere che cosa significasse soprattutto mentalmente.
Di trovare la persona che mi desse la consapevolezza che quel momento di felicità mi sarebbe bastato per sempre, anche col senno di poi.

E la cosa che farebbe ancora di più sorridere gli altri sarebbe sicuramente sapere questo; che ho dovuto aspettare di trovarlo qui nonostante tutta la gente che ho incontrato nel corso della mia vita, tra i banchi, nella piazza della città, nella mia Università che ha un campus immenso.


...Qualcosa di dolce
Qualcosa di raro
Non un comune regalo
Di quelli che hai perso, mai aperto
O lasciato in treno, o mai accettato
Di quelli che apri e poi piangi
Che sei contenta e non fingi...
     
T. Ferro



Una buona giornata, a chi non è come neve...