lunedì 29 maggio 2017

Su di te un primo piano

Ci sono diversi motivi per cui ho scelto di non mettere la mia foto come immagine del profilo.
Appena ho aperto questo blog (e qui si notano le mie manie di persecuzione) credevo che tutti mi avrebbero riconosciuta; che le persone che conosco sarebbero state tutte là pronte a beccarmi online e leggermi.

Pensavo che rendermi riconoscibile (intendo fisicamente) non avrebbe portato nulla, alla fine, al mio blog. Lo scopo era, è sempre stato e sempre sarà scrivere di me e di quello che sento, non di far dire a chi mi segue "che bella ragazza" o "ho visto di meglio, riprenditi".
Come tutti credo ormai sappiate, l'unico strappo alla regola è avvenuto nel 2013 quando avevo deciso, nonostante la situazione mi fosse per più motivi avversa, di volere le attenzioni di quello screanzato di Maurizio C. così prima ho preparato un post esca per tastare il terreno e quando ho constatato che si, era ormai da tempo che decisamente ricambiava l'infatuazione, ho usato per qualche ora una mia foto come immagine del profilo.

E poi, col tempo e prendendoci la mano, mi sono resa conto che non vedere chi c'è dall'altra parte della tastiera affascina di più che avendo un viso a portata di schermo.
Perché a me diverte molto di più cercare di indovinare lineamenti, colori, fisicità piuttosto che averne la conferma immediata.
Così, ad esempio, sul Rrrromano ho fantasticato parecchio prima che mi ricambiasse l'onore di vederlo. Non potevo ovviamente azzeccare per filo e per segno i suoi tratti però lo immaginavo sicuramente alto, sicuramente con una bella voce e sicuramente con degli occhi bellissimi. E' vero che in qualsiasi caso ormai ero perdutamente innamorata dalla sua mente, ma incontrarlo e constatare che ci avevo preso 3 su 3 è stato anche meglio. Certo è stato forte l'impatto della differenza tra quello che pensavo fosse e quello che era davvero, emozione che probabilmente sarebbe venuta meno nel caso in cui si fosse rivelato già nell'immediato.

Ma immaginare chi c'è dietro non ha a che fare con la potenziale attrazione fisica perché quella è veramente riduttiva. E' cercare di avere come riferimento qualcosa di famigliare per quello che potrebbe diventare un nuovo amico, virtuale si, ma sempre amico.

Con qualcuno di voi ci sono andata spesso vicino, altri invece mi hanno tolto -innocentemente- il gusto di farlo, usando la foto tranquillamente da subito, altri ancora erano decisamente all'opposto rispetto alla mia immaginazione.

E se col viso più o meno puoi avere una conferma prima o poi (magari grazie alle mie doti da stalker seriale), ancora più difficile ma altrettanto affascinante è cercare di dare una voce a chi vedi o a chi ti immagini. Perché io sono parecchio colpita dalle voci e molto spesso hanno condizionato non poco l'attrazione verso potenziali partner (N.B tutto questo prima che incontrassi il Rrrromano, dopo di lui non c'è stato più nessuno, né potenzialmente, né realmente; ha annientato tutti da quel primo abbraccio in stazione).

Il mio ideale è ovviamente rappresentato dal vocione di Tiziano che è pulito, con quella cadenza che c'è e non c'è ma con una potenza che mi entra prima nell'anima e poi nelle orecchie. Quindi lui è decisamente il punto da cui parte la mia fervida immaginazione ed ogni paragone, capirete bene, diventa spessissimo impossibile. Se vi può essere d'aiuto, però, io ho una voce che non definirei proprio bella, magari ascoltabile ma non bella. Quindi se, nel caso femminile, è questo il punto di partenza, siete tutte promosse a pieni voti!

Insomma, grazie alla mia insaziabile curiosità ed alla mia graziosa immaginazione, avete finito tutti e tutte per avere un volto nella mia mente, anche prima che lo aveste eventualmente nella immagine del profilo. Giusto perché sono una brava persona e voglio lasciare a tutti la propria dose di privacy ;-)

Una buona settimana, a chi non è come neve...

venerdì 26 maggio 2017

Appena smetterò di domandarmelo, suppongo

Sto diventando un'accumulatrice compulsiva di post in bozze che Franco tu coi tuoi quadri sulle pareti ti puoi levare solo.

E' che in questi giorni sento il bisogno di scrivere davvero troppo e dovunque per sfogare il tutto ed il niente che ho dentro la mente. Però sembra che questo non mi stia portando a nulla di buono o di positivo ed allora ho deciso di cambiare strategia e che forse, a furia di ignorarmi, mi stancherò e mi lascerò in pace.

Ieri non ho fatto N-I-E-N-T-E. Quello che si dice tempo sprecato. Potrei trovare i lati positivi della cosa.
Ad esempio, non ho faticato (a non fare nulla ho sprecato giusto le calorie per cambiare canale della TV o lavare i piatti) ed ho finalmente ripreso colore. Perché fino a poco prima ero bianca come un lenzuolo, credetemi. Tanto che per un attimo ho fatto fatica a riconoscermi allo specchio.
Ho evitato la pioggia a catinelle che dopo si è abbattuta qui.
Però si, insomma, in realtà possiamo dire che ho perso tempo.

Stamattina il mio umore non era per nulla migliore, ma ho deciso di ignorarmi come detto, e quindi mi sono alzata ed ho lavato i capelli rendendomi conto che finalmente sono più lunghi.
Ebbene si, la prima (ed a quanto pare unica) gioia della mattinata sta nei miei deliziosi boccoli che, poco prima di attorcigliarsi su se stessi come una girandola (quanto sono poetica per i miei capelli?) si divincolano per tutta la lunghezza mostrandomi che sono stati buoni e bravi ed ora arrivano senza fatica a metà seno. Dovrei immortalare il momento o forse no. E no, non li taglierò perché noi donne possiamo sperimentare con le acconciature e siamo fortunate!

Ho chiesto al mio amico di inviarmi gli appunti che mi mancano per cominciare a recuperare la settimana di lezioni mancante sperando di non scocciarlo, anche se lui è sempre gentilissimo con me e nel caso non mi direbbe comunque di no.
Ho fatto la lavatrice, ho programmato la spesa che dovrò fare pomeriggio (sto rischiando la disidratazione, a tal proposito, con l'ultima bottiglia di acqua in frigo) e le pulizie intense e disperate in casa.

In realtà non è nulla di interessante tutto ciò, però è necessario darmi una scrollata da tutto il niente di cui mi sono circondata ultimamente o rischio di impazzire proprio. E se dovrò farlo da sola o con queste piccole cose, poco male, no?

Infine per questo fine settimana e per i due successivi credo non farò nulla di esaltante, anche perché per due su tre di questi sarò qui da sola e quindi al massimo posso aspirare ad uno studio matto ed infinito. Ma chi lo dice che anche quella non sia una compagnia degna?

Mi auguro che i vostri programmi siano un po' migliori dei miei. Magari la prossima volta che ci sentiremo sarà con la liberazione di una delle mie bozze o magari no.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

lunedì 22 maggio 2017

Inclusi quei tre, quattro stronzi infelici

Sabato la pallina gonfia sotto l'ascella -e relativa ricerca su Google- mi avevano avvisata del fatto che o stavo per morire (ma com'è possibile che il motore di ricerca ti porti a pensare che per un colpo di tosse hai probabilmente 30 malattie rare?) o che stavo per soffrire. Ed infatti alle 2 di notte mi sono svegliata con la gola gonfissima ed in fiamme, dolore al petto, aggiungendo durante la giornata mal di testa, mal di schiena, sensazione di avere la testa sott'acqua o dentro una grande bolla di sapone. Però non sono morta.

E' per questo che oggi, invece di essere nella città in cui studio a pranzare per la lezione delle 14 sono sul mio letto a scrivere questo felice ed interessantissimo post.

Alle bolle di sapone ci penso spessissimo.
Penso che se dovessi mai chiudere questo blog e ne volessi aprire un altro, non penserei ovviamente più alle stelle o alla neve, ma alla bolla di sapone.
Penso che tante volte, come stanotte in particolare, mi ci sia sentita io, una bolla di sapone. Penso a come sia facile farle sparire per sempre, basta poggiarci un dito e quelle scoppiano esplodendo in piccolissime e quasi invisibili goccioline di acqua e sapone.
Penso a come sia la stessa bolla di sapone invisibile.

E' facile pensarci spesso, sentircisi spesso.

E poi ieri una frase, una sola frase tra tutte, mi ha come destata da un sonno profondissimo cui mi ero costretta come per istinto di sopravvivenza catapultandomi come per magia verso un mio vecchio post che, manco a dirlo, parlava di esplosioni ma non di bolle di sapone.

Non riporterò la frase in questione, né chi l'ha detta e perché. Che in realtà non era nulla di offensivo, solo una descrizione molto sintetica di un fatto di dominio pubblico che non ho mai nascosto neanche sul blog, anzi.

Vi dirò quello che ho capito io di me, però. Che non ha niente a che fare con nessun altro, se non con me, per cui porto le mani avanti prima dicendo che è tutto solo mio, nessuno può mettere voce in capitolo.
Ho capito che non è possibile che io mi fidi del resto del mondo se per prima sono stata inaffidabile io.
Che probabilmente quando mi faccio i miei film mentali non faccio altro che riflettere sugli altri qualcosa di mio.
Che mi sono sempre sentita nella condizione di giudicare gli altri nascondendo sotto il tappeto, però, la mia stessa polvere.
Che non ho mai pensato di aver sbagliato il fine, o che chi ha ricevuto non lo abbia meritato, ma quelle semplici parole hanno riaperto il sipario su un aspetto che avevo cercato di oscurare perché tutto era andato comunque come doveva: il mezzo ed io soprattutto, siamo stati sbagliati.

Tutto quello che mi resta, adesso, è prendere coscienza di me, smettendola di guardare gli altri che non fanno nulla di male, e smetterla di farli pagare per mie colpe, per i miei, di tradimenti. Migliorare, svegliarmi e crescere. Anche in ordine diverso.


E comunque, per farvi capire l'intensità della mia vita sociale, sono quasi le 13 e solo ora ho parlato con qualcuno per la prima volta nella giornata rendendomi conto che ho perso la voce.

Una buona giornata, a chi non è come neve...


venerdì 19 maggio 2017

Non per volermi odiare, solo per voler volare

Il 2008 è stato, per me, uno di quegli anni duri a morire o da scordare.

Da un lato perché è stato pieno, pieno veramente.
Di cose che non avrei dovuto fare, di cose che mi hanno divertita, di cose che mi hanno cambiata.
Dall'altro perché ci ho riempito quasi un'agendina, quindi pur volendo non potrei proprio perdere le tracce di quel tempo.

Avevo iniziato il secondo, brillante, anno delle superiori e quella classe mi piaceva molto. Era sempre in evoluzione tanto che fino all'ultimo anno è arrivata gente nuova ad occupare i banchi in aula.
Nel corso del 2008 precisamente, invece, sarebbe stato il contrario: se ne sarebbero andati diversi dei miei compagni. Tra cui il ragazzo dagli occhi verdi di cui vi parlo ogni anno che, proprio poco dopo, purtroppo, sarebbe andato via davvero.

C'era un ragazzo che era diventato il mio migliore amico. Ridevamo spessissimo, era seduto di fronte a me insieme a quello che poi, soprattutto all'università, sarebbe diventato uno dei più cari che ho.
Mi trattava sempre bene, voleva quasi proteggermi e mi ricordo che era sempre entusiasta all'idea di mostrarmi quello che faceva.
Un giorno mi disse che era innamorato di me. No, un giorno mi chiese consiglio su una ragazza di cui era innamorato. Mi ricordo benissimo il momento esatto in cui me lo scrisse, ma non ricordo se avevo capito che ero io. Comunque ero io.
Non è mai successo niente tra noi, né i nostri atteggiamenti sono mai cambiati l'uno nei confronti dell'altra. Alla fine dell'anno ha cambiato indirizzo scolastico e non ci siamo più visti neanche in giro. Non lo so perché.

Oggi è sposato da diversi anni.

In realtà c'erano tanti amici che alla fine si sono persi per la strada. No, meglio parlare di "amici". Avevo una compagnia molto vasta che non so perché comprendesse certa gente. Non che io mi ritenessi superiore a loro, ma col senno di poi, fidavi, mi ci sono comportata.

Poi il 2008 è stato il periodo delle cose imbarazzanti.
Avete presente quelle cose che lì per lì ti sembrano essere la fine del mondo? Che ti addormenti felice pensando "Sono troppo avanti!" e poi, tanti anni dopo, dopo aver messo su un po' di coscienza, ti vergogni e vorresti seppellirle manco fosse il cadavere del postino che ti porta le bollette salate da pagare?
Si, ecco. Il 2008 è stato quello. E pensare che è passato poco meno di un decennio da quei giorni infausti.

Ero e sono troppo impulsiva. Volevo fare una cosa e la facevo anche se sapevo me ne sarei pentita come una dannata, perché il mio stomaco ed il mio sangue (vedi inizio post precedente) mi dettava l'ordine di farlo. Per questo rileggendo quelle pagine colorate (che avevo pensato pure di mettere una foto tanto per rendere l'idea ma non ho trovato una pagina che non mi desse la voglia di correre a sotterrarmi) oggi penso no, ma questa non è Paola. Ero drogata, sennò non si spiega.

Però una cosa voglio dirla. Una cosa molto intima che non sono tenuta a scrivere per ovvi motivi, però lo voglio.
In quegli anni (quasi) tutte le ragazzine della mia età erano attratte dall'amore. Inteso come l'atto fisico con il ragazzino di turno. Sembravano tutte delle piccole donne già consapevoli del proprio corpo e del proprio futuro, come se sapessero che essere felici in quel momento sarebbe bastato loro per sempre, anche col senno di poi. Io non ci trovavo, né ci trovo, nulla di male perché vi ho appena detto che io sono fatta di impulso e di istinto.
Però il mio istinto è stato anche di sopravvivenza perché ho sempre avuto paura di giocarmi male quel momento fondamentale della mia vita.
E nonostante poi per qualche anno (di troppo) mi sia accompagnata con la stessa persona portando il prosciutto sugli occhi (e rabbrividendo ora all'idea), non ho mai sentito l'esigenza o la voglia di compiere quel grande passo.

Dubito fortemente che i miei amici attuali -quelli ad esempio conosciuti qui proprio all'università- ci crederebbero se lo raccontassi. Ed è una cosa che mi fa sorridere, perché mi dà l'idea di come l'atto fisico sia dato per scontato, sia considerato imprescindibile e che debba essere fatto necessariamente in un certo periodo della propria vita.
Io ho aspettato di essere matura, nell'età e non solo, di sapere che cosa significasse soprattutto mentalmente.
Di trovare la persona che mi desse la consapevolezza che quel momento di felicità mi sarebbe bastato per sempre, anche col senno di poi.

E la cosa che farebbe ancora di più sorridere gli altri sarebbe sicuramente sapere questo; che ho dovuto aspettare di trovarlo qui nonostante tutta la gente che ho incontrato nel corso della mia vita, tra i banchi, nella piazza della città, nella mia Università che ha un campus immenso.


...Qualcosa di dolce
Qualcosa di raro
Non un comune regalo
Di quelli che hai perso, mai aperto
O lasciato in treno, o mai accettato
Di quelli che apri e poi piangi
Che sei contenta e non fingi...
     
T. Ferro



Una buona giornata, a chi non è come neve...

martedì 16 maggio 2017

If you don’t own today

Devo ammettere che sono una di quelle persone che sa che sta facendo la cosa sbagliata, quando la sta effettivamente per compiere. Come nei cartoni animati comincia dentro di me a farsi strada una vocina che mi urla fermatifermatifermati. Ma io non mi fermo mai perché sento proprio la rabbia che si sviscera dal punto più profondo dello stomaco, si divincola dal nodo in gola ed esplode nelle mie parole o nei miei gesti. Sento il bisogno irrefrenabile di vendicare le mie ferite, me, pur conoscendo le conseguenze che comporteranno i miei atteggiamenti.

Il punto è che, allo stesso modo, sento anche quando sto facendo la cosa giusta. Sento la voglia di far bene che mi muove, l'affetto che ci metto, a volte la dolcezza. Solo che, il più delle volte, probabilmente sto facendo la cosa giusta nel modo o nel momento sbagliato, altrimenti non capisco perché le conseguenze non cambiano, spiacevolmente.

In questo periodo sto cercando di mettere a posto le idee per scegliere un relatore decente per questa laurea che mi pare così vicina ma che ancora è relativamente distante. Vorrei tanto sfidarmi e scegliere quello che è il top del top ma che so mi incasinerebbe tantissimo; mi porterebbe via tempo, energie e probabilmente più di una volta mi farebbe esclamare "Ma chi me l'ha fatta fare!". Allo stesso tempo, però, non c'è nessun altro che mi ispiri fiducia, perché io questo cerco. Qualcuno che mi faccia sentire sicura, che mi piaccia ascoltare ed incontrare, che voglia vedermi come una persona che sta lavorando con dedizione e non come un peso o come, semplicemente, una occasione per arrotondare un po' di più lo stipendio.

E poi in questo periodo ho tantissima fame. Me ne accorgo perché proprio adesso sento lo stomaco brontolare. E sto mangiando tanto, dolci e non. Ma soprattutto dolci perché il cioccolato è in assoluto la cosa più buona del mondo per me e poi, ora che inizia il bel tempo, non si può fare a meno di mangiare gelati. Tra l'altro questo appetito costante, che in me in estate non è per nulla consueto perché col caldo tendo a perdere qualsiasi interesse per il cibo, mi fa sorridere perché mi si potrebbe dire se per caso io non sia incinta e sento di dover mangiare per due e giusto in queste notti faccio un sacco di sogni che riguardano la maternità ed i bebè.
Però vi voglio rassicurare, non è proprio possibile quindi riponete le idee per il regalo di battesimo per il futuro.

Insomma, in un solo post ho scritto più o meno tanto senza dire nulla di concreto però volevo proprio farlo; non mi andava di pubblicare le mattonate che ho salvato nelle bozze nonostante mi piacciano molto e siano molto sincere e quindi, semplicemente, un pieno di pensieri per sapere come invece sta andando a voi questo periodo.

Una buona serata, a chi non è come neve...

giovedì 4 maggio 2017

Chi non ha una vita...sogna

Sono sempre affascinata dal mio corpo, dal nostro.
Da come reagisce alle cose, alle sensazioni, alle paure o alle emozioni.

Sono affascinata quando le pupille si dilatano se guardiamo qualcosa che ci piace.
Sono affascinata quando sento la pelle d'oca mentre ascolto la mia canzone preferita.
Sono affascinata dal vedere come due mani o due labbra diverse possano incastrarsi alla perfezione.
Sono affascinata da come ognuno di noi abbia la propria posizione preferita per prendere sonno; da come la mia possa fare invidia ad una contorsionista e che abbia come condizione necessaria l'essere a pancia in giù perché al contrario proprio lo odio, ma puntualmente quando mi sveglio sono schiena contro il materasso.

Sono affascinata dal fatto che possiamo sognare, mentre dormiamo. Guardare il nostro personalissimo film senza neanche accorgerci di farlo mentre, nel frattempo, stiamo riposando.

Ho ripreso a fare incubi. Il che non comporta grandi cambiamenti nella qualità del mio riposo, data l'abitualità della cosa, salvo per quella mini interruzione quando sento di aver paura e quindi di dover aprire gli occhi. Per poi tornare a dormire di nuovo, ovviamente.
Ma sono affascinata da come faccia il mio corpo ad avvertirmi del fatto che ho paura anche se sono semi-incosciente.

Ero in casa mia, di notte, al piano di sotto, quando ho sentito che fuori dalla porta c'era qualcuno. Nel sogno sapevo già chi fosse e questo essere lo disprezzo anche nella vita reale. Così corro per le scale ad avvisare mio padre che, sdraiato sul letto, si sveglia ed impugna un'arma. E senza neanche il tempo di dirgli nulla, il tizio è già arrivato alle mie spalle imbracciando un fucile puntato contro papà.
In questo momento ho paura. Non per la scena in sé ma pensando a quello che potrebbe accadere se il sogno continuasse, così mi dico che devo svegliarmi.
E' qui che mi sento affascinata dal mio corpo.

Mentre dormo mi sento anche un po' sveglia e sento che voglio muovermi per svegliarmi del tutto. Sembra che ancora stia sognando, vedo le scene ferme come se i protagonisti stessero aspettando il mio ordine per procedere con la prossima mossa e nel frattempo, per la paura, nel mio letto, sento un calore fortissimo che mi brucia la pelle delle braccia, della schiena e delle gambe.
Come quando si arrossisce e si sentono le guance andare a fuoco per la timidezza.

Apro gli occhi forse più per il caldo che per altro, non so che ore siano ma ritorno a dormire con gli occhi pieni di sonno.

Pochissime volte ho provato fisicamente le sensazioni di un incubo. Come quella volta in cui sognavo che fossi piena di ratti che mi correvano sulla schiena, dentro la maglietta, e mi sono svegliata come se sentissi veramente qualcosa toccarmi la pelle.
O il cuore spaccarmi in petto quando nel mio incubo c'era un demone, stile paranormal activity, che stava per farmi qualcosa ma io non gli ho lasciato scampo aprendo prima gli occhi.

La cosa bella è che, però, posso sentirmi così anche quando sogno cose belle. Quando sembra di sentire seriamente un profumo, o il tocco di qualcuno (che in realtà non è assolutamente un qualcuno qualunque) o addirittura la voce. Resta solo un pochino di nostalgia quando, al risveglio, sono sola col mio cuscino -ancora per un po'.

E voi quando e quanto siete affascinati dal vostro corpo o dai vostri sogni?

Una buona giornata, a chi non è come neve...


sabato 29 aprile 2017

Più lei poi ti...

Quando ero più piccola non me lo ricordo proprio come pensavo che sarebbe stato essere innamorati.
Mi ricordo che pensavo sarebbe stato emozionante avere qualcuno a cui poter scrivere "amore".
Mi ricordo che, come tutte le adolescenti, guardavo i film dal finale banalissimo in cui tutti si innamoravano della persona giusta e da un punto indefinito partiva la colonna sonora perfetta e mi chiedevo se sarebbe stato così davvero.

Ora che forse sono ancora piccola ma qualche anno in più ce l'ho, ho capito che l'amore ha a che fare con tante cose diverse, che forse non mi aspettavo neppure.

Ha a che fare con l'attesa.
L'attesa di Lei o di Lui, che comporta preferire la sua assenza alla presenza di chiunque altro.
Ma anche attendere le sue esigenze; il momento giusto perché sia sicuro/a di ogni passo. Ed io, se posso dirlo, sono una campionessa nel fare attendere.
Attendermi finire le calde docce interminabili, attendere che mi svegli, attendere che finisca un esame.
Attenderlo arrivare col treno, attenderlo finire un post -più interminabile delle mie docce-, attendere la fine delle sue chiamate con il cugino -che però è adorabile anche lui-.

Ha a che fare con la rabbia, la delusione a volte l'odio.
Perché io personalmente penso che solo quando proviamo questi sentimenti siamo sicuri anche di star amando profondamente, e viceversa.
Perché si rimane delusi solo quando importa veramente di qualcuno; ci si arrabbia solo quando è fondamentale qualcosa; perché si odia solo chi visceralmente ami e ti ha fatto sentire amato.
Tutti gli altri sono solo punti di indifferenza.

Ha a che fare con il desiderio.
E non solo quello fisico di prendersi e di darsi.
Col desiderio di dormirgli accanto quando non c'è, anche se quando è nel tuo stesso letto non si riesce a dormire perché si sta scomodi.
Il desiderio di lasciargli un biglietto solo perché ti va di dirgli che lo pensi. Il desiderio di fargli assaggiare una cosa nuova e buonissima che hai provato prima tu; il desiderio di fargli vedere il tuo film preferito; il desiderio di accompagnarla ad un concerto da cui sai uscirai col mal di testa; il desiderio di appendere sul muro della tua stanza la bandiera della sua squadra preferita, che a te non te ne può importare di meno del calcio, ma sai che è qualcosa di suo e quindi importa eccome.
Il desiderio di comprare una cosa carina vista ad un negozio di passaggio, quello di dirgli che lo ami appena ti svegli. Ma anche prima di dormire, di mangiare, di iniziare a studiare...

Ha a che fare con la gelosia.
Perché sarà che io sono nata tra il sole ed il mare, ma per me si ama solo quando l'altra persona deve essere solo tua. Quando ti infastidisce la sconosciuta che si ferma un secondo di troppo a guardarlo; quando ti sta antipatica random la sua amica, quando vorresti cancellare dalla faccia della terra chiunque altra possa averlo anche solo sfiorato nell'arco della vita.
Ma ha anche a che fare con la consapevolezza che, qualunque cosa succeda, non ti farà mai male e preferirà sempre la via della sincerità.

Ha a che fare con la sicurezza.
Di essere bella anche con i capelli arruffati e gli occhi arrossati dal sonno appena sveglia.
Di lasciare che ti guardi tanto quando indossi il pigiama gigante correlato di orsacchiotti disegnati sopra, tanto quando stai facendo la doccia e sei completamente tu.
Di poter fare cose imbarazzanti come cantare, che proprio non è il mio forte, o ballare balli alternativi senza la paura di "penserà che sono scema" ma con la certezza che starà pensando "è proprio tutta scema".

Ha a che fare con la condivisione ed il coraggio.
E quindi sentire che puoi dividere in due qualsiasi segreto e qualsiasi paura. Sapere che le cose che stanno andando male possono un pochino migliorare se ti prende la mano. Sentire che il tuo dolore è anche il suo ed il suo è anche il tuo.
Il coraggio di dirsi che c'è qualcosa che non va e rimediare con dedizione, invece che scappare o lasciar perdere.

E poi, in generale, ha a che fare con tante, tantissime altre cose che sarebbe impossibile elencarle tutte.
Come con le mani intrecciate mentre si guarda un film, con i baci che durano minuti interi, con i miei capelli su tutte le sue magliette, con il suo profumo sul mio cuscino, con casa sua che mi manca quando parto per tornare alla mia, con lo spezzare in due l'ultimo biscotto*, con le liti furibonde in cui gli chiedo di andarsene ma non glielo permetterei mai, con l'indossare la sua maglietta per stare in casa, col dormire con il completo da calcio della Roma che indossava quando era più piccolo, con l'avergli lasciato i miei ricordi preziosi senza timore, con le chiacchiere fino a notte fonda, con la sua dedica sul muro, con le foto che mi manda e mi chiede, con le docce in cui o soffre lui perché voglio l'acqua al limite dell'ustionante o soffro io perché la usa meno che tiepida.

Con l'essersi permessi di entrare in contatto con la parte più intima l'uno dell'altra. Con l'essersi aspettati, con l'essersi riconosciuti anche da lontano.

E succede una sola volta veramente, quella in cui ti rendi conto che tutte le precedenti erano solo altri punti di indifferenza, alla fine.

Ed una volta che la provi augureresti a tutti di trovare una cosa almeno simile.
Quindi io, si, auguro a chi non lo ha ancora scovato che questo possa avvenire presto ed a chi ha già questa fortuna di poterlo custodire per tanto, tantissimo tempo.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

sabato 22 aprile 2017

A non dire, a ricordare

Ieri e stamattina mi sentivo particolarmente compiaciuta perché i miei capelli avevano deciso di stare perfettamente in ordine, veramente erano stupendi nonostante mi fossi pettinata in fretta e fuori e li avessi asciugati a modo mio: lasciandoli praticamente ancora fradici.
Poi guardandomi allo specchio ho capito perché questo dono insolito. 
Per compensare le due belle occhiaie tipiche di chi sta dormendo male e poco. E me lo merito pure, perché anche quando vedo passare l'ora giusta per chiudere gli occhi insisto a non volerci provare.

E' che la mia mente viaggia tantissimo, ultimamente. Ho voglia di leggere e di scrivere, di capire le cose che io ed i miei colleghi troviamo difficoltà a comprendere in vista degli esami. E pare che tutto questo debba essere fatto proprio dalle 00.00 alle 2 di notte.
Allora, rigirandomi nel letto, ho scritto mentalmente decine di post. Il loro inizio, dove volessi andare però a parare, perché è una cosa che ho scoperto mi rilassa e mi placa. Ma poi al mattino mi sembra che quelle parole non siano imperdibili.

Avrei tantissime cose da dire.
Vorrei scrivere di queste vacanze. 
Di come sia stato bello passarle tutti insieme.
Della stanchezza correndo dietro ai bimbi ma alla mancanza che si sente proprio il minuto dopo che sono tornati a casa.
Del compleanno di mia sorella festeggiato di nuovo il sabato, con le sue amiche e tutta la mia famiglia stavolta al completo, compreso Lui.
Delle risate di cuore in tutti i momenti.
Delle merende piene di pizze, patatine, tramezzini, uova di cioccolato.
Della Pasqua passata mangiando tutti insieme, attorno ad un lungo tavolo che presto non avrà più spazio per contenerci tutti.
Della Pasquetta che invece ho passato con molti momenti solitari, triste ed arrabbiata anche perché il mio cellulare è morto di punto in bianco facendomi perdere quasi tutto quello che avevo dentro.
Dell'onore di aver battuto il mio nipotino a FIFA, che all'inizio nessuno dei due voleva farmi giocare perché "si, zia, non sai giocarci". Invece dopo il mio rigore e la mia vittoria "adesso giochi con me, zia?".
Delle risate insieme a mia sorella minore, indossando una cravatta di papà dalla dubbia fantasia -gialla, ma lui non saprà mai di questo utilizzo- ed un cappello di paglia per imitare l'ormai famosissimo ballerino Tedesco della Tim in un duetto con un suo collega.
Delle riprese con l'altra mia sorella per un documentario/esercizio di Lui che ci ha ingaggiate come protagoniste.
Degli otto cuccioli bellissimi che ha avuto un po' di tempo fa la mia cagnolina e che ormai zampettano felici ad occhi aperti.
Delle risate sul pullman scrivendo ad una delle mie amiche più care, che è lontana, sento poco, ma quando ci scriviamo sappiamo che non siamo mai lontane veramente. Di quanti ricordi -imbarazzanti perlopiù- abbiamo condiviso in quel periodo difficile che è l'adolescenza.
Dei giorni trascorsi completamente da sola nella città in cui studio, perché le mie coinquiline non sono tornate proprio ed io mi sono arrangiata come ai vecchi tempi.
Di quello intenso, invece, passato in Sua compagnia e delle risate che mi sono fatta quando, aspettando dalla parte opposta del binario che il suo treno partisse, il signore accanto a me si è girato per guardarmi ripetutamente, come se poi la cosa potesse compiacermi seriamente.
Del maledetto freddo che è tornato ed io, genio, mi sono scordata il giubbotto a casa prima di partire ricordandomene solo in stazione.

Ed avrei ancora tantissime cose da scrivere, da raccontare, che non basterebbero pagine intere per cogliere tutti i particolari, tutti quelli che per me sono importantissimi e mi fanno bene, ma magari per voi sarebbero solo noiosi.
Però sono stanca, vorrei dormire anche se in realtà vorrei usare questo tempo per fare altro però non posso perché sono stanca e vorrei dormire.

E solitamente quando sono a questi livelli di stanchezza -che l'ormai passato esame di Diritto Privato della triennale può solo accompagnare- succede che comincio a dire cose stupide, a ridere da sola, a cantare e poi crollo in un sonno profondissimo.
Insomma, non mi sono mai ubriacata perché non mi piace l'alcol, però sono quasi certa di poter dire che io, quando ho sonno, in realtà sono ubriaca 😃

Una buona serata, a chi non è come neve...

lunedì 10 aprile 2017

Solo sulle cose belle

Sono una dormigliona ma il bello è che dormo spesso relativamente poco. Quando mi sveglio tardi al mattino, è perché probabilmente la notte precedente mi sono addormentata ad orari indecenti.
E quando mi sveglio presto, molto probabilmente, la notte precedente sarò stata in piedi di nuovo fino ad orari indicibili, con l'ansia di dover assecondare la sveglia.

Questi ultimi due giorni ero stanca da morire, che alle 21 già sentivo le palpebre chiedere il permesso di appiccicarsi l'una all'altra per le successive undici ore minimo. E tra me e me pensavo "dai, stanotte si dorme presto, posso farcela, me la sento!". Ed invece alle due stavo con gli occhi spalancati nel buio a chiedermi non so neppure cosa.

Conversazione di rara bellezza
A mezzanotte del 9, però, almeno avevo un buon motivo per non concedermi alle braccia di Morfeo.
Da che ne ho memoria, ogni anno, cascasse il mondo, io e mia sorella più piccola aspettiamo sveglie per essere le prime a farci gli auguri il giorno dei rispettivi compleanni. 
Ci scriviamo, come accade poi tutte le volte, cose stupide, anche se ci troviamo a sole due porte di distanza. Abbiamo una sorta di modo di parlare in codice, che in realtà condividiamo anche con le altre tre, che capiamo solo noi e che spessissimo fa ridere esclusivamente noi cinque. 
D'altronde non possiamo sembrare fatte con lo stampino solo per la somiglianza fisica.
Il mio affetto racchiuso in due parole
(ed una virgola)


Quindi, forte anche della rabbia che mi stava divorando dentro per altri motivi -e che quindi in ogni caso non mi avrebbe permesso di riposare nel breve-, ho cominciato a digitare il lungo messaggio cercando di trattenere le risate per non svegliare l'altra mia sorella nel letto accanto.
Tra una risata e l'altra, mi è venuto in mente quando eravamo piccole e ci scambiavano per gemelle anche se io sono chiarissima e lei più scura, lei riccia che più riccia non si può ed i miei capelli, crescendo, hanno cominciato a tendere al massimo al mosso. Che eravamo entrambe timide anche se lei si sbloccava prima e diventava subito amica di tutti, però quando un adulto parlava con lei e si vergognava, si stropicciava l'occhio con la mano in un modo che non riesco neanche a descrivere.
Che quando eravamo a scuola le svolgevo i compiti perché lei si scocciava, però era la più temeraria di noi due e scorrazzava indisturbata col quad nel piazzale di casa nostra, finché mio padre non la beccò in una mossa spericolata e ce lo sequestrò infuriato.

Che non siamo mai state abituate a stare in giro fino a tardi, né ci era concesso di uscire tutte le sere, però una volta senza renderci conto abbiamo fatto notte e, essendo rimaste chiuse fuori casa, per non svegliare i nostri genitori siamo dovute irrompere dalla finestra -non chiedete a riguardo, eheh-.
Che litigavamo spesso perché siamo quasi coetanee alla fine, però non c'è mai stata una volta in cui non ci siamo coperte a vicenda se eravamo nei guai, o in cui se eravamo col broncio una non portava un dolcetto all'altra.
Che una abbraccia il fidanzato dell'altra, o gli scrive, o lo tratta come fosse un fratello, ed un contatto del genere col mio ragazzo -ormai voi che mi seguite lo sapete bene- non è concesso a nessun altro essere di sesso femminile al mondo.
Che quando avrò dei figli lei e tutte le mie sorelle saranno di certo le persone più importanti e presenti nelle loro vite perché nella mia lo sono state da sempre.

Allora, a memoria di tutto questo, quando ormai la mezzanotte è passata da ore, il messaggio è stato recapitato allo scoccare perfetto dei quattro zeri, ed i miei occhi sono letteralmente distrutti, mi rendo conto del perché l'appuntamento annuale non è mai saltato e non salterà certamente in futuro.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

venerdì 7 aprile 2017

Quando guardando Amsterdam non ti importava

A 13 anni, lo devo ammettere, ero un pochino sfigata.
Frequentavo le scuole medie ed ho avuto la fortuna di conoscere quella che poi è diventata una delle mie migliori amiche. Eravamo parecchio simili: del tutto disinteressate al pensiero della gente, alle scarpe all'ultima moda o alla eleganza dei vestiti.
Non me ne importava nulla di cambiare per piacere ai ragazzini, anche se al primo anno mi ero presa una cottarella per uno dei miei compagni, né di come mi stessero i capelli o di avere le unghie alla perfezione. Anzi.

A quell'età sinceramente ero davvero poco raffinata.
Io, la mia sorellina e le mie amiche ci intrattenevamo in attività in cui fatico vederci le tredicenni di oggi. Casa mia è sempre stata circondata dal verde e noi quattro, sprezzanti del pericolo, raggiungevamo posti indecenti per delle bambine: ignoravamo cani randagi e ringhiosi, scalavamo montagnole tornando a casa piene di quella fastidiosissima erba che si attaccava ai vestiti e ci coloravamo di terra e polvere manco ci fossimo rotolate sopra per ore.

Ogni volta che ci pensiamo, scoppiamo a ridere sentendoci fortunate per l'infanzia che abbiamo trascorso ma allo stesso tempo ci rendiamo conto di come proporre una cosa del genere alle ragazzine di ora sembri addirittura paradossale.

Crescendo, con sincera modestia, sono sbocciata senza neanche rendermene conto, diventando la ragazza carina e più graziosa che sono. Mi è rimasta la noncuranza per il pensiero della gente e soprattutto per gli abiti all'ultima moda; non mi si vedrà mai con un risvoltino alla caviglia o con la borsa pagata quanto la retta universitaria...mi basta avere i miei preziosi jeans e le magliette che mi cadano addosso come dico io, per il resto le passerelle possono fallire.

Ed in questo, dieci anni dopo, sono ancora diversa dalle mie coetanee. Perché guardandomi intorno vedo quasi ovunque tipe affannate ad accaparrarsi l'ultimo rossetto o la matita per gli occhi migliore, e poi ci sono io che l'ultima volta che mi sono vista truccata veramente è stata per la mia laurea due anni fa.
Che non c'è nulla di male a volersi sentire belle a modo proprio ma mi rattrista quando vedo che molte hanno solo quello da mostrare.
Forse perché non sono cresciute facendo le scalatrici come me, eheh?

Ma come disse qualcuno di più saggio, il mondo è bello perché è vario e se non fosse così magari non avrei nulla di interessante da raccontare 😊


Buona serata, a chi non è come neve...

giovedì 30 marzo 2017

Ci vuole coraggio

Ogni volta che ho la fortuna di fare quel pezzo di strada, il mio pensiero è sempre lo stesso. E la sensazione è sempre la stessa. Tu che credi di essere nel posto più bello del mondo perché puoi guardare il London Eye, il Colosseo, la torre di Pisa o quella Eiffel, menti. Perché non hai idea di quello sui cui si posano i miei occhi per quei pochi minuti che ti aprono il cuore finché non ne sei distante chilometri.

Che vorrei sempre scattare una fotografia ma mi freno perché penso che sia troppo riduttivo fermare tutto in una posa statica. Perché un semplice scatto toglierebbe qualcosa ad un momento che è mio e me lo godo in quanto tale, non perché debba farlo o perché qualcuno me lo chieda.

Sono stati giorni pieni, questi. Di corsi non numerosi ma comunque ricchi di cose da imparare e capire. Ma sono stati anche giorni di passeggiate finalmente sotto un clima diverso, quasi estivo nelle magliette a maniche corte addosso ai passanti incrociati per strada. Sono stati giorni in cui ho riso molto con i miei colleghi e con le mie coinquiline, con le mie sorelle ed i miei nipotini.

Ho dovuto macinare tantissimi chilometri e sopportare innumerevoli ore di viaggio per assecondare eventi importanti: matrimoni, battesimi, compleanni.

E poi oggi pomeriggio dal sedile del pullman (che era particolarmente comodo, lo devo ammettere) sono passata direttamente ad una doccia lampo per presentarmi ad una visita di controllo.

Era da tantissimo tempo che non andavo in ospedale, direi fortunatamente. E quando ci sono stata il più delle volte è stato per la cosa più bella del mondo: la nascita di un bambino. Ma oggi mi ci sono presentata con mio padre per una piccola visita, appunto. Non era e non è stato nulla di che; perché io non sono proprio la tipa che corre mai dai medici di alcun tipo e per nessuna ragione.
Era una di quelle cose che ogni tanto è bene fare anche se sai che non c'è nulla, però se decidi di farla, devi ammettere a te stessa che un pochino stai sentendo che un campanellino, seppur flebile, ti suona.

Ed infatti io, dentro di me, lo sapevo che non c'era assolutamente nulla ed anche che se ci fosse stata, avrei fatto in modo di vincere io. Però per qualche momento la paura l'ho sentita.
Quella mi ha colpito, più che il sentore di una eventuale malattia.

Percorrendo quei pochi metri che ti portano dalla strada all'entrata della struttura, il mio cuore è impazzito. Non per me, non per la visita che stavo per fare -perché vi ripeto che non era nulla di che e non ho assolutamente nulla- ma al pensiero di chi, quel pezzo di terra, lo percorre sapendo in cuor suo, invece, di star per ricevere la notizia che gli cambierà la vita.
Mi ha quasi asfissiata quel momento, quel pensiero di poter toccare solo per un minuto la sensazione che qualcun altro potrebbe sentirsi addosso, come un fantasma, proprio ora o domani o ieri.

Mi sono detta che, se il medico fosse stato abbastanza vicino al mio petto, avrebbe potuto sentire il mio battito e probabilmente avrebbe creduto di trovarsi di fronte ad una babbea.
Per fortuna quella vicinanza non c'è stata, perché gli è bastata una occhiata poco invadente per tranquillizzarmi sul fatto che andava tutto bene.

Ho normalizzato lo stato del mio batticuore, però lo ammetto: in quei pochi metri fatti a piedi ho toccato come poche altre volte la paura. E mi ha spaventata tantissimo. Perché non era la mia.


Buona serata, a chi non è come neve...

lunedì 13 marzo 2017

...E treni in ritardo

E' difficile non scrivere.
Non è che non ho avuto nulla da dire, in queste settimane. E' che a volte non voglio rileggermi o far leggere.
Mi sono portata sempre dietro la mia agendina e qualche volta ho anche fatto per alzarmi ed andarci a scrivere, anche solo uno sfogo, ma poi ho lasciato perdere.

Solo in una di queste giornate non ce l'ho fatta più ed ho preso la penna in mano. Ho usato solo pochissime righe, andando a capo spesso e senza completare tutta la lunghezza. Poche frasi che avevo bisogno di liberare per liberare me. Penso di non averci messo neanche la data e questo per una come me è inaccettabile, perché ho sempre avuto l'ossessione dei momenti, delle date, delle ore, dei minuti.

Come se tra venti anni potesse far differenza sapere che ho scritto alle 14.15 piuttosto che alle 14.29

Sono iniziati i corsi. Praticamente gli ultimi in tutti i sensi, dal momento che è ora di concludere definitivamente la carriera universitaria.
Ha piovuto, come sempre. Tantissimo vento e freddo, ma questo non ha mai inciso sul mio umore, neanche quando ne ha fatte le spese il mio povero ombrello. E neanche quando sono arrivata con le scarpe fradice nell'aula pienissima.

Ho e dovrò fare spesso ritorno a casa mia questo mese, perché ho tanti eventi. E questo da una parte mi spiace perché significherà percorrere ore ed ore di autobus ed affrontare gli altri passeggeri per il posto e la sistemazione delle valigie.
Ma non mi è importato perché ho avuto tanto tempo da passare con la mia nipotina che, a conti fatti, è stata fino ad ora una delle poche ragioni per sorridere.

Nonostante ogni tanto sembri che non gradisca la mia compagnia (quando sto via molto tempo è come se dovessi tornare a conquistarmi la sua fiducia), alla fine cerca sempre la mia presenza. Se mi dice che non vuole giocare con me ed io le rispondo che allora vado via, lei mi dice che va bene però poi mi chiede di restare e ride.
E' tenerissima e dispensa abbracci, baci e sorrisi. Si inventa gesti buffissimi ed anche quando è seria stenti a trattenere le risate.

Ho superato il mio momento precedente di crisi esistenziale ed oggi mi sento più serena con me stessa e con quello che ci sarà da fare. Mi sento finalmente di nuovo nel modo giusto anche se a volte non è facile accettarsi per come si è, o farsi accettare dagli altri. Però con un po' di lavoro, a volte parecchia forza e molta introspezione, si può raggiungere almeno il primo obiettivo, che poi è anche quello fondamentale.

E' difficile non scrivere, lo è ancora molto di più quando in realtà ci sono troppe o troppe poche cose da dire.
Io l'ho fatto un po' qui, un po' lì, un po' tra le righe ed un po' esplicitamente.
La cosa più importante però era, per me, continuare ad esserci qui.
Ed infatti, come sempre, ci sono!

...E' tanto che non sto solo veramente in questa stanza
Infatti sono indietro con le analisi di coscienza
Ho maturato debiti con la mia introspezione
Ho perso il vizio di chiedere sempre "per favore"...
Tiziano Ferro

Buon inizio settimana, a chi non è come neve...

sabato 18 febbraio 2017

Mi guardo indietro e bruciano le porte

Non ho idea del perché lo abbia chiamato Bobby.
Insomma, che nome è "Bobby" per un cane di peluche?
Eppure Bobby fu.

Il mio pupazzo è un cane, il che è quasi scontato dal momento che nella mia vita, da quanto ricordo, sono sempre stata circondata da cani veri.

Lui è IL peluche. Quello che tutti i bambini hanno; quello che si porta sotto le coperte, che si stringe quando fuori ci sono i tuoni ed ancora sei troppo piccola per smettere di averne paura; quello che si trascina ovunque, che perde il bianco a forza di seguirti dove tu vada e che ha bisogno di più lavatrici che tu di docce.
Bobby è IL mio peluche.

Non ricordo assolutamente chi me lo abbia regalato perché, in realtà, non so neanche bene definire cronologicamente quando è comparso nella mia infanzia. Guardandomi indietro lo colloco in qualsiasi mio istante.
S'è già detto che è un cane. Un bulldog. E mi fa ridere perché, se devo dirla tutta, non ha l'espressione dolce che solitamente hanno coniglietti, orsacchiotti e cuccioli vari. Ha un'espressione proprio seria, che non ispira propriamente tenerezza; eppure io, tra la miriade  (per cercare di quantificarli, pensate che 1-io e mia sorella piccola abbiamo potuto giocare anche con quelli che sono passati prima per le mani delle mie altre tre sorelle grandi e 2-siamo state delle bambine proprio tanto coccolate e forse viziate), di pupazzi che la mia casa ha ospitato, l'ho scelto come mio amico fedele per crescerci insieme.

Ha il dorso bianco e tutto il resto di un marrone chiaro che non ha nulla di speciale, però ogni volta che l'ho guardato bene ho pensato che fosse un colore bellissimo, che fosse unico, come in una persona può esserlo il colore degli occhi.
Ci ho dormito insieme per anni, mi ricordo come fosse ieri come stava bene sotto il mio piccolo braccio; quante volte ci ho pianto sopra per quel capriccio o quella litigata con la sorellina.
Gli avevo dato anche una voce buffa perché, come tutte le fantasie di bambini che si rispettano, lui era vivo, per me. Mi ascoltava e, se fosse stato il caso, mi rispondeva pure.

E se vi sembra inquietante ricordatevi sempre che parlo di quel momento dell'età in cui ancora probabilmente si fa ancora fatica ad allacciarsi bene le scarpe ed in cui il caschetto scelto da mamma ti fa sentire una mega modella.

E' affascinante pensare a come le cose cambino; a come sei piccola ed hai il tuo amichetto, gli prometti la tua amicizia per sempre, ma poi cresci e un pochino lo lasci da parte.
Io però non ho fatto davvero e proprio così.
Bobby esiste ancora, non è buttato in qualche angolo dello scantinato.
Non è vicino a me, se devo proprio essere precisa al millimetro, è a chilometri da me, in un'altra regione. Ma non pensate che lo abbia abbandonato o che abbia voluto liberarmene o lasciarlo altrove per avere più spazio per altro.
Ho fatto una scelta ed ho deciso che dovesse stare in un posto che credo sarà il punto in cui il cerchio si chiuderà.

Il punto in cui, con un po' di fortuna, ci sarà tra qualche tempo qualcun altro che farà scolorire quel bianco, che troverà rassicurante anche un'espressione quasi da duro.

Intanto io vi ringrazio se avrete letto tutto questo post e se, come sempre, vorrete lasciarmi scritto magari anche traccia del vostro amico fedele d'infanzia, inanimato, ma in grado di rappresentare qualcosa di bello.



Buon sabato, a chi non è come neve...

mercoledì 8 febbraio 2017

A chi sa sentirsi a volte un niente

A volte mi chiedo quanto costi riconoscersi allo specchio.
Lasciarsi scrutare dai propri occhi, seguire il proprio labiale che altro non è che quello che si sta dicendo, nel momento esatto in cui lo si dice.
Mi sono sempre risposta che, in qualsiasi caso, sarebbe stato più dispendioso che specchiarsi in quelli altrui.
Ed oggi, invece, con un lento sospiro ho capito che è tutto il contrario.

Ho sempre avuto un buon rapporto con la notte; ho scritto più volte che era il tratto delle 24 ore che riuscivo a gestire meglio, in cui la mente era più che attiva ed in cui mi venivano in mente i post migliori o le soluzioni perfette.
Ultimamente, invece, è di nuovo tutto al contrario, come allo specchio.

Appena chiudo gli occhi mi sento pervadere da una tristezza assurda, da una voglia di piangere senza motivo e la cosa ancora peggiore è che neanche ci riesco.
Penso che vorrei essere a casa mia, proprio in un momento in cui invece avevo cominciato a sentirmi bene anche in mezzo a dei confini che avevo costruito da sola, prendendo le mie personalissime misure.
E più ci penso più mi sento male all'idea che un giorno potrebbe mancarmi chissà quanto di più.

Vorrei dare la colpa a qualcuno, dire che forse è per il susseguirsi degli esami ma è una bugia bella e buona perché, almeno quelli, seppur assolutamente asfissianti, li sto gestendo con rigorosa precisione e lucidità; vorrei dire che mi mancano i motivi per ridere ma sarebbe una bugia ancora peggiore della precedente, perché le giornate, in un modo o nell'altro, mi danno modo di sentirmi serena anche in mezzo alle sfortunate coincidenze. E vorrei dire che è colpa di questa o quella persona, ma non sarebbe giusto, né desiderabile, perché sarebbe come delegare a qualcun altro il compito di gestire per me le mie emozioni.

La verità forse è semplicemente che sono in uno di quei periodi in cui mi rendo conto che ben presto sarà il momento di scegliere, di dirigersi verso una certa strada piuttosto che su un'altra, e paradossalmente invece che preoccuparmi di come arrivarci ho paura di sbagliare.

Avrei voluto scrivere qualcosa di bello, in questi giorni, mi sono messa a pensare ore ed ore a qualcosa di positivo da pubblicare ma oggi non riuscivo più a trattenere il coraggio di ammettere che, ancora una volta, ho tanta paura.
Ed ho bisogno di lasciare che le mie paure si trasformino finalmente nelle mie cure...

Buona giornata, a chi non è come neve...

sabato 28 gennaio 2017

Che fine hai fatto anche tu?

Nel 2001 ero una bambina di otto anni.
Ero timidissima, di una timidezza imbarazzante. Di quelle per cui si arrossisce a qualsiasi parola, a qualsiasi sguardo.
Ero fortemente introversa, assolutamente fuori posto in mezzo agli sconosciuti, tanto che non ho mai voluto frequentare neppure l'asilo.
Strettamente legata alle mie cose, alle mie persone ed alle mie mura, dipendente dalla famigliarità, ero però follemente gelosa della mia indipendenza emotiva ed intellettuale.

Propensa ad imparare e memorizzare in fretta, ero sempre molto ben vista dalle insegnanti che probabilmente avevano capito che usavo un po' meglio degli altri miei compagni la mia capacità di pensiero.
Una bambina diligente, per quanto possa esserlo poi una di quella età, che mai si ribellava alle regole ma che con tutte le proprie forze odiava e si scontrava con le imposizioni, gli imperativi, gli obblighi.

Ero, ancora per poco, lontana dallo scoprire che non tutto quello che luccicava era oro. Vivevo di tutte quelle convinzioni che solo l'ingenuità di quella età può regalarti, pensavo che io crescendo non le avrei perse come tutti gli altri.

Ora, 16 dopo, non sono più così timida. Me ne sto al mio posto finché qualcuno non decide, malauguratamente, di darmi fastidio. Non arrossisco più così tanto, eccetto rare occasioni che posso tollerare, tutto sommato.
Ancora introversa nelle mie cose, sempre restia a dire completamente quello che provo e perché, conservo gelosamente il mio paradosso: ho bisogno di sentire rumori che conosco, di vedere panorami che sono sempre stati davanti ai miei occhi -anche se sono diventata più brava a staccarmene per seguire le mie orme-, ma difendo con le unghie e con i denti la mia mente, senza lasciare a nessuno la possibilità di dirmi cosa pensare, come pensarlo, quando farlo.

Sono sempre fedele alle regole ma ho acuito ancor di più la propensione a gestire gli altri piuttosto che a farmi gestire. Mi sono guadagnata il mio posto nella mia vita, anche a costo di passare spesso per quella senza cuore o per quella egoista e disinteressata dei sentimenti altrui. Quella che le  Myers-Briggs avrebbero definito "tipo thinking".
In realtà chi pensa che io sia davvero così di marmo, non ha semplicemente capito nulla di me. O magari non si è guadagnato la possibilità di guardarmi più da vicino. Ed in ogni caso non sono problemi miei.

Quelle convinzioni così ingenue non ci sono più, sono diventata leggermente più maliziosa e più consapevole del fatto che non esistono solo cose belle e non ci sono solo persone buone.

Se la me di adesso potesse tornare indietro a quando avevo otto anni, probabilmente mi guarderei con tutta la tenerezza del mondo e senza dire nulla mi abbraccerei. Solo un abbraccio e me ne andrei, lasciandomi il tempo di godermi quel momento.

I'm soul-dier in my life 
Within the limit of this time 
I fight for...

Buona serata, a chi non è come neve...



giovedì 12 gennaio 2017

C'è chi ne ha già abbastanza

Bianco.
Io non l'avevo mai sentito il rumore della neve quando cade.
Pensavo banalmente che semplicemente non ne avesse ed invece, se non fosse stato troppo breve l'ascolto, sarebbe potuto diventare il mio rumore preferito.
Non è silenzioso, non è come il nulla. Non è come una piuma che si poggia indisturbata su qualcosa. Eppure ha la stessa leggerezza, la stessa delicatezza.
E' più come una voce, perché ognuno ha la propria, diversa da tutte le altre.

Bianco.
Io non avevo mai camminato sotto la neve fitta, perché dove abito io è quasi impossibile che accada.
Invece il 2017 è iniziato straordinariamente di bianco.
Si fa un pochino fatica, si scivola all'inizio, poi si impara a mettere bene i piedi e si va avanti come se nulla fosse. Ci si abitua anche al gelo ed a vedere le nuvolette del respiro che si perdono nel buio.

Bianco.
Avevo un esame, ero pronta ed ero tranquilla. Nonostante un viaggio infinito, arrivo a destinazione e scopro che l'Università sarebbe rimasta chiusa il giorno dopo. A causa del bianco.
Per questo motivo il giorno dopo, invece che essere tra i banchi a leggere tracce e numeri, ero a letto senza alcuna voglia di alzarmi. Programmavo l'eventuale ritorno a casa, ma un messaggio del mio amico mi suggerisce di affacciarmi alla finestra. Ci guardo oltre ed a poco a poco che la serranda sale e la luce si fa strada nella stanza, di fronte a me uno spettacolo meraviglioso: bianco.

Bianco.
Cammino con il mio PC in mano, la valigia e la borsa nell'altra. Cammino distratta, guardando l'asfalto in basso, sotto ai miei piedi. Attraverso un vialetto che funge un po' da parcheggio ed all'improvviso alzo lo sguardo e mi accorgo della macchina che si ferma di fronte a me. Il conducente è un uomo che probabilmente mi sta osservando da un po' e sorride della mia distrazione. Mi sposto di lato e chiedo scusa, ma lui mi fa segno di passare e mi sorride ancora, salutandomi.

Bianco.
Chilometro dopo chilometro il bianco ai lati della strada è meraviglioso. Meraviglioso a dir poco. Sugli alberi lontani, sulle montagne, sulle casette tutte uguali, tutte adiacenti, tutte colorate.
Ma poi, chilometro dopo chilometro, il bianco comincia a sparire e come per uno strano taglia ed incolla, del bianco non vi è più traccia.

Buona notte, mai così letteralmente a chi non è come neve...

giovedì 5 gennaio 2017

Make it epic!

Sono una brutta persona. Perché sono scomparsa e non ho scritto gli auguri a - quasi - nessuno.
Però lasciatemi giustificare dal tempo pieno che ho passato insieme alla mia famiglia ed ovviamente al mio Rrrromano.

E' stato tutto molto bello, davvero.

In primo luogo, la meraviglia è stata da attribuirsi ai miei nipotini. Che con loro il tempo non riesce mai ad avere accanto un aggettivo che non sia "stupendo".
Ormai sapete tutti che dei due maschietti sono profondamente innamorata; nonostante ora siano davvero degli ometti, conservano ancora una dolcissima innocenza che permette a me - ma poi a tutti noi zii - di essere una compagnia più che gradita per loro. Innocenza che, purtroppo e con spavento, mi rendo conto non sia più così scontata in molti altri coetanei loro.
Sono stata felicissima di aver visto i loro cuori pieni di gioia scartando i regali che desideravano e divertita dal vederli ballare ed improvvisare giochi e dal sentirli cantare al karaoke come dei professionisti.

Ma poi c'è ovviamente anche la piccola principessa, la più piccola ed unica femminuccia, appunto.
E' cresciuta tanto ed è in quel periodo dell'infanzia in cui fa ridere vederla fare o sentirla dire qualsiasi cosa. E' una bambina strepitosa, è piena di vita e di allegria. E' generosa e dolcissima come pochi.
Ha sempre avuto un buon rapporto con tutti noi zii, ma ultimamente - e questo mi rende non poco compiaciuta - si è affezionata parecchio a me. Mi reclama, mi abbraccia, mi coinvolge nei suoi giochetti e mi fa morire dal ridere.
E nonostante sia una gnometta, ha anche un caratterino niente male. Vi racconterò solo che, alla primissima recitina all'asilo, ha a tutti i costi voluto primeggiare rubando la scena - ed anche il microfono - alle compagne più grandicelle per augurare a gran voce un "Buon Nazaleee a zuzziiii".

In secondo luogo, ma non certo perché meno importante, la mia felicità è stata amplificata dalla presenza, come detto, del mio Rrromano. Giunto qui per la prima volta proprio a Natale, non si è risparmiato nei regali portandomene, come sempre, di diversi ed ognuno con un significato ben preciso.
Ma soprattutto mi ha portato tanta serenità e tantissime coccole, nonostante qualche piccola scaramuccia lungo la via.

E' stato impagabile poter scartare insieme i pacchetti, scattare tante foto per immortalare per sempre i nostri ricordi, vederlo legarsi sempre di più ai bambini ed alle mie sorelle ed essere fortemente ricambiato da loro. E soprattutto, constatare ancora una volta che, nonostante la nostra lontananza geografica, possiamo assolutamente affermare che siamo l'uno il pezzo complementare dell'altra.

Ed allora che cosa avrei potuto chiedere di più per questo Natale?

Spero che le vostre feste siano state almeno altrettanto belle e ricche, sarò felice di leggere i vostri racconti qui o da voi.

Una buona giornata, a chi non è come neve...